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- PD E POLITICA NUOVA -
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| giorgio | 14/07/2008 - 19:19 |
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Invisibile. Lo è per forza una generazione che salirà al potere solo verso i 50 anni, quasi come Carlo d’Inghilterra. Ma non Peter Pan. No, non è eterna bambina, la generazione di chi oggi ha 20 o 30 anni. Rassegnata, disillusa. Ma non assopita.
Non è una generazione che non sogna. Vive in un Paese bloccato, che da sempre predilige il riciclo al rinnovamento. Il Paese dei “Grandi Vecchi”, senza il coraggio di investire sui suoi figli.
Un’autorevole indagine della Caritas racconta di un rischio impoverimento per i giovani, non solo al primo impiego. Il 25percent dei matrimoni è preceduto da un periodo di convivenza. Negli anni ’60, lo era solo il 6percent. Non si tratta, però, di una rivoluzione dei costumi. Per quanto cresca l’interesse per forme di unione diverse dal matrimonio, molto spesso si tratta di una scelta obbligata da ragioni economiche, più che ideali.
Oggi la strada che porta all’autonomia dalle proprie famiglie è un cammino tortuoso, privo di indicazioni e raramente illuminato da una meta certa.
E’ questo che manca: una meta. Non bastano più l’università, l’alta formazione o altri percorsi a garantire la certezza del lavoro e il diritto alla realizzazione personale. “Il pieno sviluppo della persona”, sancito dall’articolo 3 della Costituzione Italiana[1], sta diventando la più onirica delle utopie; eppure è la missione autentica dello stato.
La liberalizzazione delle professioni ci ha fatto toccare con mano quanto sia difficile rinunciare a privilegi ereditari. Ma la vicenda di farmacisti e tassisti fa soltanto da cartina di tornasole ad un Paese pigro ed egoista, nel quale nessuno ha intenzione di mettersi in discussione.
L’Italia divenne grande nel Dopoguerra, perché una generazione intera vide nel “posto fisso”, per quanto discutibile, un simbolo di riscatto sociale; una vera e propria meta. Con l’assunzione si aveva la percezione di avercela fatta. E si poteva cominciare a pensare a una casa, a una famiglia, al futuro.
Tutto questo oggi è rinviato a data da destinarsi. La precarietà non descrive pienamente una condizione che è di vera e propria inquietudine. Ma non è il posto fisso, che chiediamo.
Occorre invertire la rotta e segnare una meta. E la risposta può essere la “liberalizzazione dei giovani”. Non solo nel mercato del lavoro, ma di tutto quello che essere giovani significa.
Liberalizzazione del merito. E’ questa la parola chiave del cambiamento e al tempo stesso la sfida che la società deve lanciare alla sua gioventù.
Realizzare il merito; tutti devono essere messi in condizione di farlo. Uguaglianza delle opportunità: sostegno al reddito, mobilità sociale. Fine del nepotismo. Fine della raccomandazione e del “lei non sa chi sono io”, quali criteri primi di selezione del personale. Liberalizzazione dei saperi e della conoscenza. Liberalizzazione della creatività, del coraggio di intraprendere, di progettare l’avvenire.
Questa generazione può farcela. Non è vero che non ha un’anima. E’ appena finita l’estate in cui oltre 3 milioni di giovani hanno partecipato a campi di lavoro di associazioni no profit. Forse, c’è una religione della solidarietà, che ci accomuna.
E’ l’etica di una generazione globalizzata, che non contempla più nefandi propositi rivoluzionari. L’etica di una generazione che ha deposto simboli e bandiere ideologiche e non ha nessuna voglia di partecipare a venture guerre di religione.
Generazione “Ikea”, generazione “low cost”: la chiamano così. Strano, però, che la più grande politica di redistribuzione del reddito per i giovani sia stata messa in campo dalla “Ryan Air”. Che è solo una compagnia aerea. Strano che i giovani siano completamente assenti dall’agenda politica di questa nazione.
Ma è anche una “generazione molle”, viziata dai consumi, a volte troppo remissiva, adagiata su quello che ha già. Priva di stimoli per valorizzare i suoi talenti.
Necessita di una scossa. La “liberalizzazione” potrebbe esserlo.
I giovani chiedono un’occasione. Chiedono al Paese il coraggio di cambiare. Di investire sul suo bene più prezioso. Di credere nel cammino virtuoso della vitalità giovanile.
In Italia bisogna ricominciare ad immaginare. Immaginare il futuro del Paese, non dall’oggi al domani, ma da qui a 10, 20 anni. Capire la modernità. Pensare il futuro. Liberalizzare i giovani o aspettare che Carlo diventi re.
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| giorgio | 03/07/2008 - 11:47 |
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Ecco carissimi e giovanissimi del Pd, il concetto che solo giovane è bello va sempre e comunque meditato. Ecco perché ogni tanto faccio un piccolo rientro nel passato.
Il problema potrebbe sorgere quando, guardando al futuro e cercando di inquadrarlo, per identificare e leggere gli strumenti per realizzarlo, poi non riusciremo a capire o faremo difficoltà ad interpretarlo, perchè ci mancano le "radici". E le radici sono la parte più "vecchia" di una Pianta.
Esse al momento opportuno dovranno essere recise in maniera accorta nella parte eccedente, senza alcun eccesso di potatura. Le Radici che sono sotto terra, hanno la funzione, sì, di fissare saldamente la Pianta al suolo... ma hanno anche un altro ben preciso "compito": Assorbire alla base, dal terreno, le sostanze necessarie alla sua nutrizione ed esistenza. |
| giorgio | 02/07/2008 - 22:02 |
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Come il nostro Pd...
...I figli nascono.
Desiderati, indesiderati,
Nascono.
I genitori non sanno perché vivono,
E i figli nascono lo stesso,
Scaraventati nella vita
Senz'altra alternativa
Che la morte.
Ricordo ancora quelle prime luci,
Il lettone,
mia nonna che mi dava da mangiare.
La macchina da cucire di mia madre.
Sedendo in terra, toccavo la predella
per muoverla.
I primi ardori alle medie
Ed una confusione.
I primi amori qualche anno dopo.
Le ragazze.
Poi tutto il tempo che deve passare
Per lo studio, il lavoro.
Trovi l'amore, ti sposi
E i figli vengono dopo
Ineluttabili.
Senza avere ancora capito
il significato della vita.
Forse siamo entrati
In un meccanismo
Più grande di noi.
Senza alternativa...
...come il nostro Pd.
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| giorgio | 01/07/2008 - 17:14 |
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Ho letto con apprensione un pò di sconforto intorno a noi e la stessa mancanza di dialogo lo dimostra... Per ora posso anche condividerne la sostanza. A parte un eccessivo pessimismo, peraltro contraddetto, dalle mie convinzioni un pò più ottimistiche vi chiedo, cari giovani, di riprendere con lena tutto quel desiderio di fare per un rinnovamento vero del Pd. Anch'io, come voi, ho "frequentato la speranza (del partito nuovo)" e come voi non ho "l’età per cui è pensabile che possa progettare qualcosa di realizzabile". Ma i tanti giovani che scrivono sul web, che lamentano l’inamovibilità della nomenclatura, che invocano un Obama italiano e dicono "Sono sempre gli stessi", "Perché non ci consultano?", dove stanno fisicamente?
Io, come componente di un circolo territoriale del Pd, ho avuto occasione di partecipare ad assemblee costituenti aperte in cui ognuno ha potuto prendere la parola, denunciare inefficienze, errori, mancanza di rinnovamento. Ma devo dire, con rammarico che non ho ascoltato alcun "giovane" che abbia tentato, non tanto di cambiare le teste degli attuali dirigenti, ma neppure di proporre qualcosa di interessante.
Sono queste le sedi del "partito nuovo" in cui si può far sentire la propria voce, proporre idee innovative e contare, se si è bravi. Nelle assemblee e nei circoli territoriali sono stati eletti centinaia di iscritti, tra cui molti giovani, ma al momento di salire alla ribalta, di candidarsi a cariche di rilievo, e quindi di competere nelle votazioni per l’elezione degli organi direttivi, rimangono nell’ombra, non infiammano le assemblee come quel giovane nero americano.. Risultato scontato: "Sempre gli stessi".
È auspicabile che i tanti giovani che si dicono impegnati, che frequentano molto il web e poco i luoghi fisici di aggregazione politica, vengano alla ribalta, si facciano conoscere e apprezzare per le loro idee, la loro oratoria, la loro capacità di leadership. Sicuramente troveranno il sostegno dei tanti, "non più in grado di progettare qualcosa di realizzabile" (come il sottoscritto), ma disponibili a dare loro il sostegno necessario, la fiducia e trasferire qualche ricordo per far crescere insieme il Pd e la democrazia. Sarei sicuramente uno di quelli, perché come si dice, io sono giovane... dentro, anche se esteriormente non potrò mai essere scambiato per un giovane. Neanche lontanamente...non lo vedrei se sono senza occhiali.
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| giorgio | 30/06/2008 - 12:21 |
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Uccidere il padre…
…ed anche il fratello primogenito.
Ho seguito un pochino il dibattito dell’Assemblea de I mille. Da Francesco Costa a Marco Simoni, a Ivan Scalfarotto fino a Gianni Cuperlo, il tema è: ricambio generazionale attraverso il parricidio. Ieri sera leggevo un intervista a Franco Marini, il quale, relativamente all’argomento del ricambio generazionale diceva: i giovani si facciano sotto, si facciano vedere, non aspettino di essere cooptati.
Ma cosa significa farsi sotto? Farsi sotto significa ogni tanto dire: caro Partito, cari dirigenti, sapete che c’è? Io non sono d’accordo. A costo di farsi guardare male da tutti e di passare per i soliti rompiscatole. In questi mesi qualcuno si è pure alzato a dire: non sono d’accordo. Ha pure ucciso il padre (per esempio non votando Rutelli), oppure cercando di provocare una posizione chiara del PD su temi scottanti (GLBT), oppure organizzando una manifestazione per l’8 luglio prima che il partito si svegli da solo, contro le leggi canaglia che il centro destra ci sta infilando a guisa di supposta.
Il fatto è che, come dice Cuperlo, dopo la svolta dell'89 il partito ha rimosso il tema del conflitto interno per paura della scissione. In poche parole il dibattito interno è morto. Così D’Alema non lavora dentro il partito per trascinarlo verso le sue idee, ma fonda i Red e va a chiacchierare delle cose sue altrove. Altrettanto sta capitando qua in Valle con la mozione Bich per un affiancamento politico al Segretario. Se noi tutti anche qui in valle d'Aosta lo facciamo, sto dibattito, lontano dal cuore del partito, più che un parricidio è un suicidio di massa. Dunque ragazzi, datevi da fare e sostenete come si deve, chi sta e ha lavorato per voi.
Non basterà comunque uccidere il padre. Bisognerà uccidere anche il fratello primogenito, quel giovane cooptato che è messo lì a dire che il ricambio c’è…e quindi voialtri perchè diavolo vi lamentate? Attenti alla sirene, usate la vostra testa e non fatevi cooptare...
La prima cosa da fare è organizzarsi. Il nuovo del partito c’è, ma è disintegrato. Loro, la Sacra Famiglia ex Pci-Pds-Ds fatta di padri e vassalli sono legati tra di loro da un patto di sangue che prevede anche l’eliminazione del dissenso.
Guardate la questione rinnovamento: tutto tace. Nessuno protesta perchè questo potrebbe danneggiare il Partito degli ex. Invece io dico: Raimondo sbagli se pensi che mentre ti occupi di grandi e complessi sistemi non puoi incentivare tangibilmente i tuoi giovani , quelli che ti saranno vicino. Attento a non sbagliare e dimenticarti dei giovani, sarebbe un errore grossolano che si ripeterebbe nel tempo, vedere Fgci sempre prona.
Non continui a coltivare sulle pietre e lasciamo stare il campo già concimato. Perchè questa sarebbe miopia. |
Andrea & Alberto  | 14/04/2008 - 16:01 |
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IL MONDO CI GUARDA E NON RIESCE A COMPRENDERE Da “The Economist”, il prestigioso settimanale britannico letto dalle classi dirigenti di tutto il mondo : 27 aprile 2001 - “Come la nostra inchiesta dimostra, Mr. Berlusconi non è in condizione di guidare il governo di nessun paese, meno che mai una delle più ricche democrazie del mondo” . . . . . “In ogni democrazia che abbia rispetto di sé stessa, sarebbe impensabile che l'uomo sul punto di essere eletto primo ministro sia stato sotto inchiesta - fra le altre cose - per riciclaggio di denaro sporco, legami con la mafia, evasione fiscale e corruzione di politici, giudici e finanzieri. Ma il paese è l'Italia e l'uomo è Silvio Berlusconi, quasi certamente il suo cittadino più ricco”.7 aprile 2006 - “Basta, per l’Italia è l’ora di licenziare Berlusconi - Basta perché, ai due motivi per i quali nel 2001 avevamo detto era inadeguato - conflitto d’interessi e palude di casi giudiziari - se n’è aggiunto un altro in questi cinque anni di governo. Un motivo nuovo e più devastante: i suoi risultati da primo ministro. Chi lo votò sperava che avrebbe usato la sua abilità di businessman per riformare l’economia. L’Italia ora ha tra le grandi economie europee il record negativo di crescita, ha perso competitività. È vero che i suoi problemi sono simili a quelli della maggior parte dell’Europa e che dappertutto servono riforme profonde, dure. Ma il punto è che il governo di centro-destra non ha neanche avviato il processo. La nostra conclusione è che Berlusconi come riformatore ha fallito”.31 gennaio 2008 - “Ma davvero l'Italia vuole un altro governo Berlusconi?” . . . ”Disastrosi i suoi 5 anni a Palazzo Chigi” . . . “Ha sprecato la sua opportunità, usando tutto il capitale politico per proteggere i suoi interessi nei media e bloccare le azioni giudiziarie nei suoi confronti, ed è stato ondivago nelle riforme economiche” . . . “Con lui il Paese non ha speranza”.Da “Newsweek”, rivista pubblicata a New York, diffusa in 3 milioni di copie negli USA e 4 milioni nel resto del mondo: 26 marzo 2006 - “Servirebbe un superuomo per rimediare ai guasti di Berlusconi”. febbraio 2008 - “Gli ultimi sondaggi indicano che l'Italia potrebbe riportare al potere il magnate-showman Silvio Berlusconi. Ma questo è difficilmente motivo di ottimismo”.Udo Gumpel, di “N-Tv”, primo gruppo televisivo in Germania: “Berlusconi è notoriamente inadatto. La percezione in Germania è proprio questa: personaggio inaffidabile e ridicolo”.Marcelle Padovani, “Le Nuovelles Observateur”: “A Parigi vedono come una catastrofe il ritorno di Berlusconi, parlo ovviamente del mondo giornalistico di destra e sinistra che frequento. Perché quel ritorno vuol dire nuova inaffidabilità, incapacità sul risanamento e sulla finanza pubblica. Dai francesi è stato invece molto apprezzata la scelta del rigore di Prodi: rigore economico per la finanza pubblica e l’evasione fiscale. Prodi gode, all’opposto di Berlusconi, di una fama di cui in Italia non vi rendete neppure conto” . . . Cosa dire? Come spiegare a persone educate a una sana vita democratica, prevalentemente non di “sinistra”, ciò che accade da tanti anni in Italia? Possono mai credere che esiste da noi una simile moltitudine di persone(?), che, per un loro illusorio e meschino tornaconto, sono sempre disposti ad affidare le sorti del proprio Paese a una persona(?) come Berlusconi? Come spiegare a questa moltitudine bruta che quando, tra breve, ci si presenterà il conto, saranno proprio gli aspiranti furbi (cioè i meno intelligenti) a pagare il prezzo più alto? Esiste, tuttavia, la fondata speranza che il senso di nausea dei cittadini onesti, il buonsenso della parte migliore del Paese e l’ aiuto dell’ Unione Europea facciano seguire all’affermazione di una forza laburista, che si sta concretizzando nel Partito Democratico (unica novità del momento), anche un sano partito conservatore, che deve ancora vedere la luce e che non può certo nascere dagli attuali sedicenti rappresentanti della Destra italiana. Firenze, Aprile 2008 Questo messaggio è stato registrato, a seguito degli altri, nel sito
http://www.dante2000.it/ (Versione italiana, voce "Agli Italiani") Si prega di diffonderlo, anche su stampa.
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Ciao a tutti,
questa mia riflessione prende spunto da un documento inviatoci da Jean-Louis in e-mail (clicca qui per visualizzarlo)
che spiega in maniera chiara e accessibile a tutti
la differenza tra una politica fiscale scellerata, come quella del centrodestra
che non guarda al FUTURO (tanto loro hanno i capitali in Liechtenstein)
e una politica fatta di sacrifici, di equità, di lotta all'evasione
PAGARE MENO, PAGARE TUTTI
per ripianare il debito accumulato in anni di
FINANZA CREATIVA o CRETINA? :)
di scialacquamento di denaro pubblico...
perchè non vada a finire tutto a ramengo > per i soliti NOI "poveracci" comuni mortali
a un periodo di grande frivolezza ne deve conseguire, per forza, uno con un minimo di sacrificio ed austerità.
Questo tocca sempre alla SINISTRA che
a loro dire "mette le mani nelle tasche agli italiani"
mentre la SOSTENIBILITA' ECONOMICO-FINANZIARIA
di un Paese dovrebbe essere interesse di TUTTI e non solo di una parte.
Il REALISMO su questi argomenti dovrebbe prevalere, essere la REGOLA,
non si possono raccontare favole e frottole per raccogliere voti.
Non è una politica seria e lungimirante portare ogni 5 anni il Paese sull'orlo del baratro e
sperare che le elezioni le vincano gli altri, cioè NOI, per porre rimedio ai danni...
Certo paghiamo tante tasse, ce ne rendiamo conto e non lo nascondiamo,
ma la detassazione non si improvvisa, non si fa dall'oggi al domani,
come ci vorrebbe far credere qualcun altro...
Il processo deve essere graduale, partendo dai ceti meno abbienti e più in difficoltà e
SI FA
aumentando gli introiti con la lotta all'evasione > questo non va proprio giù a qualcuno...
riducendo le spese (SPRECHI), investendo nella Ricerca, con una politica più accorta e attenta,
andando a ripianare il debito pubblico e i relativi interessi (altro SPRECO)
così si trovano anche i fondi per il tanto citato rilancio dell'ECONOMIA...
Questa è la CONCRETEZZA, la SERIETA' che va ritrovata in politica:
Meno slogan, più idee chiare e concrete e la libertà di non dover sempre mediare
con la sinistra più estrema che, in quanto a UTOPIA e a protezionismo di certe lobbies,
non è di certo meno ostica della destra...
Per questo serve un GRANDE PARTITO che abbia la forza di fare
le RIFORME NECESSARIE per il PAESE!!!
certo bisogna ascoltare e mediare con i nostri "concorrenti"/oppositori
ma in alcuni casi bisogna anche avere la FORZA di andare avanti da SOLI
altrimenti si cede al RICATTO... ne abbiamo avute prove lampanti negli ultimi 2 anni.
Questa sono CONVINTO sia la strada da perseguire
che il PD e Walter VELTRONI vogliono perseguire
per una POLITICA NUOVA più equa, più etica, più concreta.
Emilio |
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